Omega-6 a volontà per proteggere il cuore

Il consiglio dei cardiologi americani: il 5-10 per cento delle calorie giornaliere deve arrivare dagli omega-6

In inglese li chiamano con un nome quasi da cartone animato, PUFA. Sono gli acidi grassi polinsaturi e i loro effetti invece vanno presi parecchio sul serio: secondo l'ultima revisione dell'American Heart Association riuscire a far sì che ogni giorno almeno il 5-10 per cento delle calorie derivi dagli acidi grassi polinsaturi, in particolare dagli omega-6, protegge cuore e vasi. Il documento dell'associazione statunitense, pubblicato sulla rivista Circulation, rappresenta una sorta di «pietra miliare» sul tema: la raccomandazione che ne scaturisce ha infatti la forza dei numeri, perché deriva dalla revisione di tutti gli studi condotti sull'argomento.

REVISIONE – La fonte principale di omega-6 dalla dieta è l'acido linoleico, che l'uomo non è in grado di sintetizzare e viene perciò introdotto principalmente attraverso gli oli vegetali (alimenti che contengono gli omega-6 sono ad esempio l'olio di semi o di soia, ma anche noci e noccioline). Non esiste un minimo raccomandato, anche se le ricerche hanno dimostrato che la quantità sufficiente si aggira fra lo 0.5 e il 2 per cento delle calorie giornaliere; secondo le rilevazioni dell'American Heart Association, in media ciascuno di noi ne introduce circa il 6 per cento. La revisione dell'associazione americana prende le mosse dalla necessità di capire anche se i timori in merito al consumo di acido linoleico siano fondati o meno: secondo i detrattori, infatti, consumarne troppo esporrebbe a un aumento dell'infiammazione (che è una delle componenti delle malattie cardiovascolari) perché dal metabolismo dell'acido linoleico si producono molecole proinfiammatorie. La revisione offre finalmente dati chiari al riguardo: «Anche ampie variazioni nell'introito di acido linoleico, al di sopra dei livelli minimi essenziali, non alterano materialmente i contenuti di sostanze infiammatorie nell'organismo», scrive William Harris dell'American Heart Association, coordinatore della revisione. «Anzi, tutti gli studi svolti finora dimostrano che perfino consistenti quantità di acido linoleico e omega-6 in generale non hanno effetti proinfiammatori».

EFFETTI POSITIVI – Ben documentati, invece, gli effetti positivi degli omega-6 sul colesterolo: «Sostituendo il 10 per cento delle calorie provenienti dai grassi saturi con omega-6 il colesterolo LDL scende di 18 mg/dl», dice Harris. «Inoltre, è dimostrato che gli omega-6 riducono la pressione arteriosa e diminuiscono il rischio di diabete». Ma i dati che contano ancor di più sono quelli che provano una riduzione netta degli eventi coronarici, diretta espressione della diminuzione del rischio cardiovascolare. Arrivano soprattutto da sperimentazioni controllate e dimostrano che sostituire i grassi saturi o i carboidrati complessi con gli omega-6 riduce il rischio cardiovascolare. «Perciò, anziché parlare di introiti minimi, bisogna cominciare a parlare di consumi ottimali», dicono gli statunitensi. «Un introito adeguato è considerato pari a circa 17 grammi al giorno per gli uomini e 12 grammi al giorno per le donne (5-6 per cento delle calorie giornaliere fra i 19 e i 50 anni). Secondo la nostra revisione, i livelli ottimali di omega-6 per ridurre il rischio cardiovascolare sono compresi fra il 5 e il 10 per cento delle calorie quotidiane; inoltre, i dati attualmente disponibili suggeriscono che quantità maggiori potrebbero essere ulteriormente benefiche senza effetti collaterali». La raccomandazione dell'American Heart Association è peraltro in linea con quelle europee (4-8 per cento) e dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (5-8 per cento); in Italia le linee guida dell'Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione (indicano di introdurre il 7 per cento delle calorie giornaliere attraverso gli acidi grassi polinsaturi. Spiega Andrea Ghiselli, ricercatore INRAN: «La raccomandazione degli statunitensi va nella direzione tracciata da una grossa mole di studi che dimostrano come i grassi vegetali siano inversamente proporzionali alla mortalità per problemi cardiovascolari. Molti dei meriti della dieta mediterranea, ad esempio, vanno ascritti all'uso di oli vegetali (se si tratta di olio d'oliva è meglio, ma vanno bene anche gli altri). Detto ciò, è bene ricordare che occorre soprattutto mantenere un adeguato rapporto fra introito di acidi grassi omega-6 e di omega-3, che si trovano ad esempio nel pesce: il rapporto deve essere pari a 5 a 1, però oggi in molti casi la bilancia finisce per pendere troppo a favore degli omega-6 con un rapporto che diventa 10 a 1 o perfino oltre. Un'esagerazione che invece è opportuno evitare», conclude Ghiselli.

Fonte: www.corriere.it


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